La Cura ed i Talenti

Ci ritroviamo dopo la pausa estiva, a riprendere da dove ci eravamo lasciate, al tema delle passioni da coltivare e trasformare in opportunità per noi stesse, opportunità di esprimere la nostra vera essenza e di raggiungere la nostra personale pienezza.
Nel mio articolo precedente vi ho parlato di come passione e cura siano due parole per me molto care e che porto sempre nella mia “valigia” di donna e di professionista. La parola cura, nella sua forma più antica, in latino, esprimeva l’atteggiamento di premura e preoccupazione nei confronti di una persona amata o di un oggetto di valore.
Appartiene a molte di noi questa tendenza a “curare” nel senso ampio che la lingua latina descrive, secondo la sociologa Chiara Saraceno, uno dei terreni su cui si misura, con più evidenza, la differenziazione tra uomini e donne resta quello della cura. Le donne da secoli sono e vengono reputate le maggiori esperte del prendersi cura: non solo ci prendiamo cura di familiari, amici e conoscenti, spesso scegliamo dei mestieri e delle professioni basate, essenzialmente sulle funzioni di cura.
“Dopo aver intercettato ciò che ci piace è importante avere pazienza e cura”, dice ancora Filomena, ma come mai, capita di frequente, che l’operazione di prenderci cura di noi (non solo della nostra persona), di ciò che ci permetterebbe di autorealizzarci attraverso l’espressione dei nostri talenti viene messa in secondo piano? Sembra che proprio non riusciamo a dedicare il tempo, lo spazio e le energie sufficienti a mettere al centro noi stesse, c’è sempre qualcuno o qualcosa che richiama o reclama la nostra attenzione, nei casi migliori lo spazio che dedichiamo a ciò che ci piace fare è ridotto al minimo.
Nel mio lavoro mi capita molto spesso di incontrare delle donne che chiedono di essere accompagnate nella ricerca della loro vera natura, desiderano incontrare la loro parte essenziale quella che capita di smarrire e così, inevitabilmente, mi ritrovo a pensare a quanto tempo, io stessa, ho dedicato alla ricerca di questa aspetto di me e quanto faticoso sia stato prima trovarlo e poi continuare a nutrirlo. Ho anche scoperto, nel tempo, come questa parte sostanziale di ognuno sia inevitabilmente connessa ai talenti personali. Pressoché quotidianamente continuo a confrontarmi con i talenti che le donne celano nel proprio interno e la loro fatica più grande è quella di riconoscerli come propri.
Talento e cura vanno a braccetto, non solo il talento, per potersi esprimere pienamente, ha bisogno di cura amorevole, ma il talento delle donne è indissolubilmente legato alla cura, o meglio all’abilità intima alla natura femminile del prendersi cura. Quando questo binomio trova la possibilità di esprimersi, finisce per dare forma a progetti originali ed intensi, che parlano un linguaggio squisitamente femminile.
Eppure molte di noi stentano a trovare la strada che porta alla realizzazione ed a percorrerla fino in fondo; probabilmente due aspetti sono coinvolti in questo difficile percorso: da un lato siamo ostacolate dal fatto che non crediamo abbastanza in noi e nelle nostre capacità ed anche dall’ abitudine antica, a cercare l’approvazione all’esterno piuttosto che giudicare noi stesse ciò che può o non può andar bene per ognuna. Dall’altro lato può non essere semplice sopportare il peso del talento, ancora una volta ci viene in aiuto conoscere il significato di questa parola che in origine indicava qualcosa di materiale, la stessa radice, si ritrova in parole il cui significato si rifà a sopportare un carico gravoso.
In effetti, la realizzazione di noi stesse può anche intimorirci, dietro un fallimento o dietro la decisione di non mettersi in gioco per raggiungere un obiettivo importante, si può nascondere la paura di avere successo più che di fallire.
Magari, nel profondo, pensiamo di non meritare il riconoscimento che pure desideriamo.